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Non lo vide Dario Basso sviluppa un linguaggio del flutto e della Cupola, una dimensione spaziale in cui alto e basso, orizzontale e verticale si coniugano come immessi nella fluidità di una condizione circolare. Qui esiste l'eterno movimento del mare che rimuove ogni stabilità e permette relazioni mobili che scambiano continuamente di posto gli elementi. La pittura diventa il momento di una temporalità alternata tra movimento e quiete. II movimento appartiene evidentemente al campo della creatività quando l'artista muove letteralmente la mano e si adopera per la costruzione dell'immagine. A questa dinamica succede la quiete, l'assestamento delle forme, l'attimo di sospensione in cui l'immagine trova la sua configurazione definitiva, su cui si poggia da un punto di stabilità esterna lo sguardo dello spettatore: la Cupola. La quiete è il momento dunque che succede alla catastrofe creativa, la fondazione dello strappo linguistico compiuto dall'artista che opera tra continuità della memoria culturale e dimenticanza del passato nell'ebbrezza esecutiva. La pittura non annulla il colore che accompagna infatti i vari elementi fluttuanti nella frontale visione predisposta dall'artista.
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"L'argonauta", designa la possibilità di una descrizione realizzata mediante il periscopio dell'arte. Questa mette in movimento lo sguardo attento, stravolgente e nello stesso tempo analitico dell'artista che affonda il suo occhio nella precarietà della pittura. L'attenzione sensibile di Basso si immerge nelle profondità liquide, si bagna nei vortici vertiginosi delle correnti, per poi emergere con la memoria alla superficie dove testimonia il vissuto della storia. La testimonianza avviene nei termini propri dell'arte, nella trasfigurazione di una forma capace di condensare l'indistinto in un'immagine che lo combatte e nello stesso tempo lo rispetta. Lotta e assecondamento sono le polarità fisiologiche del gioco creativo che cerca da una parte di sottrarsi ai vortici della materia e nello stesso tempo di testimoniarne la forza, la sostanza vitale e il ritmo perenne della Cupola.
No li me tangeri Mare e periscopio contrapposti documentano appropriatamente lotta e assecondamento. Descrivono iconograficamente l'eterno dissidio che attraversa l'artista. Questi deve compiere il doppio movimento dell'immersione e dell'emersione, dello sprofondamento e della resurrezione, in modo da arrivare all'approdo di una forma che nulla esclude e tutto comprende e mantiene in vita.
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Tutto crolla "Nel segno della Cupola" avviene l'evento della rappresenta-zione. Una messa in scena gioca sulla instabilità dei piani della visione. Questa viene volontariamente complicata dalla sovrapposizione di tre livelli di assestamento orizzontale, su cui poggiano condensati alcuni elementi astratti e riconoscibili nello stesso tempo. L'elemento iconograficamente più definito è il segno di una cupola che abita anche le periferie del quadro. Essa evidentemente non è testimonianza di retorica fede, bensì un simbolo che forma l'intera composizione, cifra che ha attraversato tutta la storia fino ad arrivare all'artista contempora-neo. Laicamente Basso adopera l'iconografia della forma circolare non per far luce sul mondo. Infatti la composizione resta possente nell'ambiguità dell'astrazione, senza arrivare alla chiarezza figurativa, in qualche modo rassicurante. II figurabile abita l'intero paesaggio, accompagna i tre livelli spaziali e sta ad indicare come l'indeterminazione non è frutto di perdita dell'orientamento. Semmai rappresenta l'escamotage utilizzato dall'arte per approdare ad una nuova geografia della realtà, fatta di approdi e slittamenti, stabilità e perdita dell'equi-librio, arricchita dal sicuro segno della cupola. Achille Bonito Oliva |
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